Tra ulivi, lampare e sigari toscani

scritto da giorgiog1
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Testo: Tra ulivi, lampare e sigari toscani
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Nel cielo senza luna le stelle sembravano più vicine: Vega, Arturo, Antàres, l’Orsa, la Polare. Brillavano senza sapere nulla degli uomini, dei loro affanni. E sotto di loro, come un riflesso terrestre, le lampare dei pescatori tracciavano costellazioni più umili, ma non meno vere.
Lo scrittore era uscito nella notte, verso la Palmaria, per una pesca che era più un pretesto che un mestiere.
 L’alba arrivò lenta, come una rivelazione. I pescatori la guardavano senza stupore, ma lui, abituato ad altri orari, ad altre luci, ne restò incantato.
Soldati diceva che la realtà bisogna vederla accadere, e forse quella mattina gli sembrò di assistere a un inizio del mondo.
Fu allora che un uccello cominciò a tuffarsi, rapido, ostinato. Repetto giurava fosse un martin pescatore, Soldati un cormorano. Nessuno dei due ci prese. Solo la sera, telefonando a Brera, scoprì che era un tuffetto. Così me lo raccontò il mio nuovo amico, con quella semplicità che hanno le storie vere.
Martedì era una giornata limpida, fatta apposta per pedalare fino a Tellaro. In piazzetta incontrai Roberto, ex infermiere di ortopedia, che si vantava — con una punta di tenerezza — di aver curato Soldati dopo una frattura al ginocchio.
Bastò che gli mostrassi interesse perché si aprisse come un libro.
La villa delle Rocce Rosse, mi disse, sta in via Lawrence. «Prendi la bicicletta, se no ce ne ritrovi due. Ti ci porto: ora è chiusa, ci vengono solo d’estate». Scendemmo lungo un sentiero ripido tra ulivi e lecci, fino a quell’oasi affacciata sulla scogliera. Si racconta che Soldati fosse arrivato lì inseguendo un sogno: un inedito di Lawrence, un manoscritto che sperava di pubblicare. Non lo trovò, ma trovò il mare, e forse fu lo stesso una forma di rivelazione.
I tellaresi lo ricordano a modo loro: qualcuno litigioso, pronto a far causa pur di raggiungere la scogliera; una signora anziana giura di averlo sorpreso a spiarla col cannocchiale mentre lei, giovane e provocante, prendeva il sole. Gli studenti dell’alberghiero lo ricordano invece elegante, col papillon, il bastone e il toscano acceso, seduto ai pranzi di fine anno, curioso di cibo e di vino. Amava il bianco secco di Beverino, che sa di pietra e di fiume.
Fumava solo sigari. In un suo racconto fa dire: “La sigaretta la me dà el mal de testa ciò. Fumo solo el toscan!”
Viveva con la governante Erminia e un gattino, Filippo.
Curava baffi e barba davanti a un piccolo specchio appeso nel corridoio: inclinando lo specchio, vedeva la collina cambiare forma, come se fosse lui a modellarla.
Scriveva solo dopo le cinque del pomeriggio, fino alle nove.
La Liguria attraversa molti suoi libri: Levanto, Bordighera, Genova, il levante. L’incendio porta la data Tellaro, 11 settembre 1980; Lo Smeraldo, Tellaro 5 aprile 1974.
Diceva che voleva che il lettore dimenticasse la pagina, che vedesse e udisse la realtà. Che tra una parola difficile e una semplice avrebbe scelto sempre la semplice. Che la scrittura deve essere trasparente, come l’acqua quando lascia vedere il fondo.
Roberto ricorda una frase che Soldati gli disse, e che ora ripete con una tristezza quieta, perché forse ormai ci riguarda:
«Tutti siamo vitelli offerti e condannati alla morte». 

Tra ulivi, lampare e sigari toscani testo di giorgiog1
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